home biografia bibliografia filmato contatti links Nasce a Napoli il 20 maggio 1890 da Domenico Lo Gatto e da Clelia Cesbron de la Grennelais.
Suo avo da parte di madre, Luigi de la Grennelais fu martire  dei moti del 1799 a Napoli che portarono alla costituzione della cosidetta “ Repubblica Napoletana”.
Gli anni dell’adolescenza li trascorre a Porto Maurizio e a Livorno (il padre era ingegnere portuale), distinguendosi non solo nello studio ma anche in imprese marinaresche…..vela, nuoto, canottaggio.
A tredici anni il giovane Lo Gatto pubblica il suo primo libro, un romanzo di avventure dal titolo “ I Misteri della Siberia”. In questo lavoro dello scolaro tredicenne troviamo la prima documentazione di un lungo viaggio compiuto dalla sua fantasia premonitrice, in giro nella sconfinata terra russa. Già allora la sua vivace creatività era ben guidata, controllata da preoccupazioni erudite. 
Compie studi universitari di giurisprudenza e filosofia, a  Monaco di Baviera, dove si immerge in studi di tedesco (soprattutto Nietzsche) ed a Bayreuth dove si entusiasma per gli spettacoli wagneriani.

Sopraggiunge la prima guerra mondiale, un’altra “avventura” che lo porta nel campo di concentramento per prigionieri di Sigmundsherberg, in Austria. In questo campo erano stati alloggiati, poco prima, prigionieri russi. Alcuni libri, da loro lasciati, attirano l’attenzione del prigioniero italiano, che inizia, in carcere, ad impegnarsi in uno studio destinato a divenire il filo conduttore di tutta la sua vita.

Nel 1918, tornato in Italia al termine della guerra, frequenta l’ambiente dell’emigrazione russa, ove conosce Zoe Voronkova di San Pietroburgo, sua insegnante dapprima e sua moglie poi.
Nello stesso periodo incontra Giovanni Maver, dalmata dell’isola di Curzola, professore di tedesco come lui, profondo cultore della filologia slava. 
Tra i due studiosi nasce una profonda amicizia che durerà per tutta la loro vita, non solo in campo culturale ma anche a livello familiare: i loro due figli, Anjuta Lo Gatto e Bruno Maver, si sposeranno. Anjuta, inoltre, seguirà le orme del padre nella carriera universitaria.

I primi anni venti segnano in Italia l’avvio degli studi di slavistica, con una iniziale accentuazione dell’interesse per la letteratura russa. 
Nell’ottobre del 1920, Ettore Lo Gatto fonda la rivista “Russia” che -secondo le parole di Maver- è un ulteriore “atto di nascita” della slavistica  italiana.  Nello stesso anno diventa segretario per l’Europa Orientale a Roma, alle dipendenze del Ministero degli Esteri.
Nel 1922 Ettore Lo Gatto diventa libero docente di letteratura russa in seguito, incaricato di Letterature Slave a Napoli. La sua impetuosa e ricchissima attività di ricerca prosegue: lo troviamo presente in tutte le iniziative,  tiene conferenze in Italia quanto all’estero. 
La rivista “Russia” nel 1926 viene trasformata dal Lo Gatto in “Rivista di Letterature Slave”, che continuerà le pubblicazioni fino al 1932. 
Nel 1931, si stabilisce a Padova dove succede a Giovanni Maver, chiamato a Roma per ricoprire la cattedra di lingua e letteratura polacca all’Università “La Sapienza”.
Trascorre lunghi periodi in Russia nel ‘29 e nel ‘31  dove stringe amicizie con scrittori, pittori e personalità del ambiente intellettuale russo. Vi ritorna poi ben vent’anni dopo, nel ‘56 e nel ‘60, perché, come scrive lo stesso Lo Gatto - m’era stata chiusa la porta- . Nel ’31 e e nel ’60, rappresenta l’Italia alle celebrazioni tolstoiane di Mosca,
Nel 1937 si reca a Praga, dove insegna Lingua e Letteratura italiana  all’Università “Carlo" ed è direttore dello “Istituto italiano della cultura”. Considerato come una specie di cittadino ospite della città, Ettore Lo Gatto in quegli anni lavora molto alla preparazione delle sue maggiori opere.
Durante i suoi viaggi culturali e di lavoro in giro per l’Europa, soprattutto in Russia, a Parigi, a Praga, a Bordeaux, raccoglie una biblioteca di ineguagliabile pregio (oggi conservata alla Biblioteca Nazionale di Roma),che continuerà ad arricchire sino alla fine dei suoi giorni e dove tutti i suoi studenti sono sempre accolti con gioia ed aiutati nelle loro ricerche.
Torna in  Italia nel ’39 alla vigilia della seconda guerra mondiale. Insegna  all’Orientale di Napoli e nel 1941 viene chiamato a ricoprire la cattedra di Lingua e letteratura russa di Roma, dove apporta un decisivo contributo allo sviluppo dell’Istituto di Filologia Slava, qui creato da Giovanni Maver.

Gli anni che seguono la fine della guerra, vedono la generosa, vivace e intensa attività  del Lo Gatto crescere ad un ritmo stupefacente. La sua “Storia della letteratura russa” esce nel ’43, tradotta poi in svariate lingue, nel ’52 viene pubblicata la “Storia del teatro russo”, che ottiene il Premio Marzotto nello stesso anno. 
Grande traduttore e infaticabile scrittore di opere critiche, (vedi bibliografia), il Lo Gatto troverà il modo di esprimere totalmente se stesso impegnandosi nelle traduzioni in versi: il tradurre sarà per lui un’occasione per rivivere l’emozione poetica e trasmetterla integra ai suoi lettori di lingua italiana.
Al centro delle sua opera , frutto di anni di lavoro, la versione poetica dell”Eugenio Oneghin” di Puskin, che rimane nella nostra letteratura oltre gli stessi limiti della slavistica.
Sempre parlando di A. Puskin, il poeta da lui più amato, nel 1959 viene pubblicato da Mursia “PUSKIN  Storia di un poeta e del suo eroe”, per il quale l’anno seguente riceverà il Premio Viareggio.
Nel 1966 l’Accademia dei Lincei gli conferisce il Premio nazionale del Presidente della Repubblica.
Nel 1972 la slavistica italiana compie 40 anni e la carriera universitaria del professore Lo Gatto si conclude, insieme a quella di Maver, con una grande cerimonia all’Università “La Sapienza” di Roma. 
“L’insegnamento di Lo Gatto e Maver ha forgiato nuove generazioni ed è compito degli allievi non svisare e non diminuire il retaggio loro trasmesso da Maestri per i quali la slavistica italiana  è soprattutto uno strumento per l’integrale europeizzazione della nostra cultura”. (R.Picchio  Studi in onore di Ettore Lo Gatto e Giovanni Maver).

Finita la carriera universitaria, inizia una intensa e lunga collaborazione con la Radio Italiana di Lugano, continuando la sua opera di studioso e divulgatore della letteratura russa. 
Già membro di varie Accademie (Slovansky Ustav cecoslovacco, corrispondente della School Slavonics di Londra e dell’Accademia delle Scienze di Torino), diventa socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. nel ’72.
E’ Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica, Commendatore dell’Ordine della Polonia Restituita, dell’Ordine del Leon Bianco cecoslovacco, dell’Ordine di Romania.
Incurante del passare degli anni, Ettore Lo Gatto prosegue la sua attività  e nel 1976 pubblica “I miei incontri con la Russia”, dove l’autore ricorda, su uno sfondo poetico  di vita letteraria, artistica, teatrale russa, i personaggi con i quali ebbe il piacere di conversare,  da Gor’kij a Stanislavskij, da Vjaceslav Ivanov a Erenburg, da Bulgakov a Pasternak, da Anna Achmatova  a Remizov, da Osorgin a Remisov, oltre ai pittori Grabar, Koncalosvskij, Annenkov e tanti e tanti altri, sia in Russia che negli ambienti dell’emigrazione russa. “Non si tratta di una autobiografia nel senso comune della parola - scrive l’autore - io parlo sì di me stesso, ma solo, o almeno soprattutto, per raccontare come sia accaduto  che, per una parte almeno della mia vita, io mi sia trovato protagonista di quella che altri hanno chiamato la nascita della ”russistica italiana.”
In occasione del suo novantesimo compleanno, la Biblioteca Nazionale di Roma organizza una mostra bibliografica e documentaria, allestita con il contributo scientifico di Anjuta Maver Lo Gatto e Antonella d’Amelia.
Nel 1982, all’età di 92 anni, nella sua casa biblioteca di Roma, si conclude l’infaticabile vita di Ettore Lo Gatto.
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